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VERBANIA - 29-06-2022 - Una decina i sindaci e gli assessori del Verbano che si sono dati appuntamento nel tardo pomeriggio di ieri a Palazzo Flaim per discutere di riorganizzazione sanitaria. Bassa affluenza, meno del 50% dei primi cittadini del Verbano (25) si direbbe in termini elettorali. Ma è noto che la sanità sia tema divisivo. Divisivo a livello territoriale e forse ancora di più a livello politico. "Sono anni che dico di tenere fuori la politica da questo tema, e qualcuno mi ha riso in faccia", insiste il sindaco di Vignone, Giacomo Archetti, tra i promotori, assieme a Luigi Motta (Gignese) dell'incontro verbanese.
Confrontarsi prima di cercare una posizione comune con l'intento - solo auspicato - di convogliare gli sforzi affinché le istanze del Verbano possano avere il giusto peso in sede decisionale; non a caso il tavolo è giunto in vista dell'assemblea in programma venerdì 1° luglio al Tecnoparco. In quella occasione tutti i sindaci del VCO (per meglio dire quelli che ci saranno) dovranno decidere se il piano da 25 pagine sulla riorganizzazione ospedaliera presentato da ASL e Regione in questi giorni, possa passare o no. In effetti è solo un'ipotesi di piano, anzi, le ipotesi sono due, dove se è acclarato che la direzione intrapresa dalla Regione sembra proprio quella di mantenimento e riorganizzazione degli ospedali di Domodossola e Verbania; è vero che l'ipotesi dell'ospedale unico provinciale non è ancora stata cassata, non ufficialmente almeno.
Eppure sull'ospedale unico ci sono sindaci disposti a dare battaglia fino in fondo, come Archetti e Motta. Posizione da sempre sostenuta anche da Silvia Marchionini, che parla di ospedale unico e baricentrico con il mantenimento delle strutture di Domo e Verbania per le attività di prossimità. Prendendo spunto dall'affermazione del presidente Cirio resa in tv secondo il quale per la riorganizzazione del Castelli sarebbero disponibili 100milioni di euro, e altrettanti ve ne sarebbero per il San Biagio, il sindaco di Verbania non vuole però passare per quella dei no a prescindere "ma abbiamo bisogno dei documenti per decidere, non possiamo votare un piano al buio, come atto di fede". Ciò che Marchionini sente di dover proporre all'assemblea di venerdì è chiedere alla Regione di prendersi ancora qualche mese ("tanto abbiamo aspettato sino ad ora e tre mesi in più non fanno tanta differenza") e tornare con un piano dettagliato e atti formali. Ci sono i soldi? E da dove arriverebbero? Esiste un progetto e in che fase si trova? Alcune delle molte domande ancora senza risposta, come senza una risposta univoca è la questione del mantenimento dei due Dea, promessa da Cirio ma non ritenuta plausibile da molti poichè la legge richiede numeri che le due strutture del VCO non raggiungono. Resta come punto di partenza il ritratto della situazione attuale, con carenze croniche di personale, turni coperti da costosissimi medici "a gettone", lunghe liste di attesa, mobilità passiva al 51%, che tradotto significa che più di un paziente su due va a curarsi fuori provincia.
Erano all'incontro i sindaci: Claudio Liera (Cambiasca), Pierangelo Ballardini (Caprezzo), Maria Rosa Gnocchi (vicesindaco di Baveno), Giacomo Archetti (Vignone), Matteo Lanino (Ghiffa), Carla Gasparro (assessore di Stresa), Luigi Milani (Vallecannobina), Luigi Motta (Gignese), Silvia Marchionini (Verbania), Davide Inzaghi (Brovello Carpugnino). Presente anche Giovan Battista Finocchiaro, che oltre ad essere il presidente del Consiglio comunale di Verbania è anche medico.
Antonella Durazzo