1

tribunale11

VERBANIA - 01-07-2022 -- “No, non può essere caduto da una scala alta meno di tre metri: è scientificamente impossibile”. Divergono le opinioni dei periti medici nel processo per una morte bianca avvenuta nella tarda estate del 2019 a Malesco. Da poco lo stabilimento delle Acque Terme Vigezzo era stato rilevato dalla Fabriella Group e, al seguito della società calabrese, erano saliti al nord diversi operai per effettuare la manutenzione dell’impianto. Tra questi vi era Gianluca Demasi, 32 anni, di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia. L’ultima volta che fu visto cosciente stava operando su una scala “a libro”, pitturando una cancellata in ferro. Un collega lo trovò riverso a terra, in stato di incoscienza. Era vivo ma in condizioni critiche. Fu soccorso dall’ambulanza del 118 ed elitrasportato all’ospedale “Maggiore” di Novara, dove morì qualche giorno dopo.

Nel ricostruire, con rilievi e raccolta di testimonianze, la dinamica dell’infortunio sul lavoro, lo Spresal dell’Asl ipotizzò che il giovane fosse caduto dalla scala -collocata a circa 2,70 metri da terra- compiendo una torsione e procurandosi, oltre a fratture plurime alla colonna vertebrale, un gravissimo trauma cranico che ne determinò poi il decesso.

Ritenuta responsabile l’imprenditrice di 36 anni, titolare della società calabrese, la Procura di Verbania l’ha tratta a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Il procedimento, che ha quasi esaurito la fase dibattimentale, ieri ha visto confrontarsi i periti medici. L’accusa ha depositato la perizia del medico legale Yao Chen, cui è seguita l’audizione del consulente della difesa, il dottor Massimiliano Cardamone. Entrambi concordano che i traumi alla colonna vertebrale patiti dal Dimasi sono indiretti, cioè provocati non dall’urto con un corpo contundente, ma da flessioni e torsioni della spina dorsale avvenute repentinamente e con una significativa forza. Che, secondo Cardamone, esclude lo scenario ipotizzato dagli inquirenti, quello della caduta dalla scala, indirettamente confermato da Chen. Le fratture sono spiegabili non con una caduta, ma con una precipitazione da una grande altezza, che la letteratura scientifica indica superiore ai dieci metri – ha detto Cardamone, senza formulare altre ipotesi sull’incidente.